La circoscrizione ecclesiastica dell’Argentario e di Orbetello al tempo di San Paolo non costituiva, come al presente, una giurisdizione unitaria, come lo era sul piano politico e amministrativo. Ecco perchè Paolo ebbe relazioni diverse con più vescovi , specialmente con quello di Orbetello ( o Abbate delle Tre Fontane ) verso i quali si mostrò sempre disponibile per la sua intensa attività di missionario, in un momento storico difficile per la nostra terra e per le diverse situazioni socio religiose; dovute alla sua importanza nello scacchiere europeo del tempo. Le Comunità di Porto Ercole e Talamone, pur costituendo due centri militari importanti dello Stato dei Presidi, dipendevano dalla Diocesi di Sovana-Pitigliano, ed al Vescovo di tale Diocesi si rivolse Paolo quando per la prima volta giunse a Porto Ercole e si rifugiò negli antichi romitori dell’Annunziata e di S. Antonio, sull’Argentario nel territorio parrocchiale di Porto Ercole. Orbetello e Porto S. Stefano con l’Isola del Giglio invece facevano parte del tratto toscano dell’Abbazia delle Tre Fontane, una circoscrizione ecclesiastica ” sui generis ” che nell’antichità apparteneva agli Abati Cistercensi, poi nel secolo XVI ( 1542 ) fu affidata alle cure pastorali di un Cardinale Abbate, il quale agli effetti canonici aveva tutte le prerogative di vescovo. Risiedeva in Roma. Nella sua vita all’Argentario il Santo ebbe relezioni prima col card. Altieri che agli inizi si mostrò molto incerto nell’approvare la fondazione del Ritiro, in seguito comprese l’importanza dell’opera missionaria di Paolo e dei suoi confratelli sopratutto nel territorio abbaziale, come si legge nella frequente corrispondenza epistolare che Paolo ebbe col card. Altieri. La presenza di numerose truppe provenienti da ogni parte assoldate e in cerca di avventure senza scrupoli, talvolta senza fede, spesso insofferenti la dura disciplina militare, creavano problemi e disagi di natura morale in seno alle Comunità dei Presidi. Paolo incontrò questa triste realtà, l’affrontò con la virtù dei santi, e portò sulla retta strada molta gente e perfino alla fede molti soldati tedeschi e svizzeri di confessione luterana. Meritò per questo la stima e la protezione dei Governatori militari di Orbetello. L’opera di San Paolo si inserisce in un periodo storico caratterizzato da grandi fermenti in tutti i settori della vita umana. Il Settecento si caratterizza da un lato per il formarsi dell’illuminismo e alla vigilia della Rivoluzione, di fermenti di liberalismo, fenomeni che si ripercuoteranno sulla fede cristiana; dall’altro, per le gravi agitazioni che resero precari gli equilibri politici faticosamente raggiunti nel secolo precedente.Al centro di questi sconvolgimenti si trovò il piccolo Stato dei Presidi di toscana e l’Argentario ( guerra di successione spagnola e la guerra di successione polacca ) , nei primi decenni del secolo XVIII proprio negli anni della nascente famiglia dei Passionisti nel 1728. Anche se tali avvenimenti erano estranei alla mentalità e agli obbiettivi di Paolo, essenzialmente di natura spirituale, egli ne fu indirettamente coinvolto e fu protagonista di eroiche azioni nell’assistenza dei soldati feriti e moribondi durante l’assedio e il bombardamento di Orbetello nel 1734. che cosa era propriamente lo Stato dei Presidi? Così si chiamò il territorio comprendente Orbetello, l’Argentario e le basi continentali di Talamone e di Ansedonia: entità territorialmente esigua, ma di notevole importanza politica e militare per quei tempi. Costituiva una base strategica dalla quale i suoi regnanti potevano controllare i mari d’Italia e influenzare perciò la politica degli altri Stati europei. Quando lo Stato dei Presidi era sotto l’imperatore d’Austria, Paolo con la sua umiltà conquistò la simpatia e l’amicizia del Governatore di Orbetello, generale Bartolomeo Espejo y Vera. Il loro primo incontro avvenne nel 1722 e rappresentò una tappa importante e significativa della sua vita. Così è narrata dal suo biografo Padre Giammaria: ” … Mi raccontava il Sig. Giovanni Sanchez d’Orbitello che, entrando i due divisali fratelli ( Paolo e Giovambattista ) in orbitello, furono condotti, secondo il solito costume del presidio, al signor generale Espejo, quale appunto uscivasene dalla benedizione del Santissimo, che si era data allora in Collegiata. Il predetto sig. generale l’interrogò chi fossero e dove andassero; ed essi risposero: ” siamo due poveri fratelli e ci sentiamo ispirati da Dio Benedetto di far penitenza nel Monte Argentario … “. Altro episodio significativo di tanta stima avvenne quando fu dichiarata da Carlo VI la guerra contro la Spagna, la Francia e lo Stato di Savoia loro alleato ( 1734 ). Fu ordinato dal Re di Napoli l’allontamento dai Presidi dei sudditi di quegli Stati. Il provvedimento doveva colpire anche i fratelli Paolo e Giovanbattista, in quanto cittadini piemontesi. Essi invece rimasero all’Argentario e continuarono la loro missione in Orbetello, certamente per l’interessamento e la facoltà concessa dal generale Espejo. Anche per certo senso di gratitudine, oltre che per il dovere sacerdotale, offrì la sua assistenza, come un Cappellano, alle truppe imperiali di stanza in Orbetello e nei Presidi, le quali avevano davvero bisogno di sostegno spirituale e morale. Amicizia e stima più grande verso Paolo mostrò il nuovo comandante dei Presidi, De Las Minas, che, uomo molto pio, lo scelse come confessore e direttore di spirito, gli concesse la più ampia libertà di accesso nel campo per assistere soldati e ufficiali, istruirli ed ascoltarne le confessioni. Durante l’assedio ad Orbetello ad opera degli Spagnoli che intendevano riconquistare i Reali presidi, nel corso della guerra di successione polacca, Paolo si dedicò con spirito veramente eroico e sprezzante dei pericoli e dei mortai, si dedicò all’assistenza dei soldati feriti e moribondi, passando in piena libertà dal campo austriaco al campo spagnolo. Nel momento in cui egli attraversava i due fronti le artiglierie ricevevano l’ordine di non sparare, per il rispetto che avevano di lui i due generali contendenti. In proposito sono state depositate al processo di canonizzazione commoventi testimonianze, che purtroppo non possiamo riportare in questa sede.
I Passionisti
I Passionisti sono oggi circa 2.500 sparsi in tutto il mondo con 20 Provincie e 4 Vice-Provincie in 58 Nazioni. S. Paolo della Croce è anche il fondatore delle Monache Passioniste di clausura, istituto che è considerato il ramo femminile della Congregazione. Alla ” Famiglia Passionista ” appartengono inoltre


