Parrocchie Porto Santo Stefano

Il Convento della Presentazione

Il Convento della Presentazione

Proprio perchè un convento ha una struttura e una destinazione specifiche, deve essere considerato, prima di tutto come un segno. Segno per i ” salvati ” come recita la scritta apposta ai due massi, all’ingresso del piazzale, che ricordano l’arrivo dei primi Passionisti su questo Monte. Questa funzione di segno, in maniera peculiare, appartiene a questo Convento della Presentazione del Monte Argentario, specie se si risale all’origine ( sec. XVIII ). Nella Maremma, allora maledetta, la vita civile appena degna di questo nome, non valicava impunemente i recinti sicuri degli insediamenti commerciali e milirtari della costa, presidiati da solide mura di cinta e imponenti bastioni di difesa. Altrove silenzio, malaria e morte; qualche volta anche i corsari. Da fuggire comunque e sempre. Perfino la struggente bellezza del promontorio non serviva a nessuno. Per San Paolo della Croce fu come una provocazione, ne accettò la sfida e vi eresse, in tanta bellezza e in tanta desolazione, il suo primo convento, quale segno efficace che la vita poteva vincere la morte, il coraggio la paura. E segno è rimasto per duecentosessanta anni e crediamo che sia stato, anche in mutate condizioni socio-ambientali, l’fficace prolungamento del messaggio che il Santo voleva perpetuare tramite la ininterrotta catena dei suoi figli. Perchè questo segno operi ancora nel tempo, con tenacia e sacrificio, essi in seguito hanno affrontato il radicale restauro. Il Santo stesso, dice la storia, disegnò sul terreno, col proprio bastone, uno schemaelementarissimo di chiesa che altro non era che un semplice rettangolo. Altrettanto si suppone facesse oer il primo nucleo del Convento. Si aggiunga alla norma fondamentale della povertà l’altra che considerava ” ritiri ” la sede dei religiosi, dove essi appena trovavano approdo tra una fatica e l’altra. Il dinamismo della vita apostolica non gli consentiva di rendere confortevoli e tanto meno artistiche le loro abitazioni. Vi stavano solo come gli uccelli sul ramo. Si viveva allora il crepuscolo di quella lunghissima epoca nella quale si era ritenuto indispensabile al prestigio della Chiesa ( analogamente al potere politico ) la forma persuasiva del sontuoso apparato esterno. Ma prima che tale convinzione si fosse ribaltata per determinati sconvolgimenti sociali, S. Paolo vi seppe reagire ubbidendo al suo impulso per la rinuncia e il distacco, senza per questo mancare di riguardo ad una precisa gerarchia di valori. ” Nelle chiese, le quali dovranno essere fabbricate senza eccesso di spese….. non si abbia in esse alcuna cosa di grandioso, di vano, di raro, che cagioni distrazioni di spirito… Non si proibisce però in esse l’oro e l’argento e un ver altro prezioso ornamento; atto ad accrescere nmaestà e decenza al divin culto. ” ( Regole e costituzioni, 1775, Capo XIV. ) Dal semplice tracciato del Fondatore, in ripetuti e spesso sofisticati interventi scaglionati nel tempo si apprdò, per la fine del 1700, alla chiesa attuale e dal nucleo iniziale delle ” povere celle ” dei primi anni, si giunse, negli ultimi del 1800 a questa specie di bastione che domina sull’Aurelia da Ansedonia all’Albinia. Ma nel suo interno il corpo, nell’apparenza compatto e omogeneo, li porta tutti i segni delle modifiche e degli ampliamenti, anche se imposti da semplici pure esigenze pratiche. Il nucleo sorto quando viveva il Santo, grazie all’ultimo restauro, oggi è abbastanza riconoscibile e adeguatamente fruibile. Anche la chiesa è stata restituita ad omogeinità che le fu data, grosso modo, nel 1780-82 dal non meglio qualificato c” capomastro ” Michele Rusconi. La lettura ci consente il rigoroso ripristino, ci dà l’agio di fruire di un gradevolissimo spazio a croce greca, che investito dalla luce mediterranea appare quasi circolare; i toni delle decorazioni giocati tutti su passaggi tenui impegnano il vano di una sottile lievitazione spirituale e le strutture ritmate da colonne e paraste di stucco, sopportano agevolmente quelle contenute presenze in rilievo e dipinte, di ascendenza tardo barocca. Armoniosi e fini i balconcini dei coretti, nell’abside, anche se di impianto molto semplice e per nulla spregevoli i tre angeli del catino. L’erezione dell’orchestra ( 1794 ) e le aperture delle due cappelle, a destra e a sinistra dell’ingresso ( 1855 ) sono facilmente avvertibili come corpi estranei all’unità spaziale della chiesa. La facciata, infine, eretta nel 1856, incorniciata da lesene e culminante nel timpano è neoclassica, nella sua elementarità fa corpo con il vasto prospetto di tutto il complesso.

Le immagini, o meglio, i dipinti collocati nella chiesa, sono originati da ragioni di culto, ma anche da precisi sentimenti di devozione di chi li ha commissionati. Per San Paolo, nel ” titolo ” della sua prima chiesa e del primo convento vi era esplicitato il programma della sua Congregazione. Perciò la tela della Presentazione di Gesù al Tempio aveva diritto alla collocazione nell’abside, sull’altare maggiore. Il grande dipinto è di Sebastiano Conca ( 1679-1764 ) di Gaeta, ma operante a Roma; pittore prolifico e di notevole qualità, molto ricercato ai suoi tempi sia dalla committenza sacra che da quella profana. Di questo quadro esiste il bozzetto del 1735, ora nella collezione Spaniermann di New York, dal quale il nostro dipinto si scosta solo in piccoli dettagli. Sugli altri due altari il posto fu riservato a S. Michele e alla Maddalena, molto venerati nella famiglia passinista. Quello della Maddalena porta la firma di A. Falaschi, sempre del secolo XVIII e il San Michele è una riproduzione anonima, abbastanza vivace, del San Michele di Guido Reni che si trova nella chiesa dei Cappuccini di via Veneto a Roma. Un quadro della Madonna col Bambino, molto prezioso per la venerazione di cui è fatto oggetto dai religiosi e dal popolo, è nel coro del Convento. Non è stata ancora possibile l’attribuzione sicura, ma il rigoroso impianto compositivo, la forza plastica e la saldezza cromatica lo farebbero ascrivere all’ambito della cultura romano-napoletana del secolo XVIII. L’800 non ha dato nessun grosso contributo al patrimonio iconografico della chiesa, se si eccettua il quadro di Pietro Aldi ( 1852-1888 ) nella cappella a destra dell’ingresso; un quadro peraltro di carattere piuttosto illustrativo. Rappresenta la Vergine che mostra al Santo il luogo dove costruire il Convento. Anche nel Convento la presenza dell’arte è piuttosto limitata salvo un’eccellente tela settecentesca dell’Ultima Cena, sicuramente veneta, tutta mossa e dai toni cangianti e altre due belle tele, Madonna col Bambino e San giuseppe col Bambino del Cavallucci, ancora del ‘700. Altri quadri devozionali o ritratti di religiosi eminenti. portano il segno dell’epoca, ottonovecento, in cui sono stati eseguiti. L’inserimanto dell’ arte contemporanea è avvenuto, pare, senza molti traumi, perchè non è stata investita, in modo rilevante, la parte storica, bensì quella parte del Convento con spazzi meno caratterizzati. Si è iniziato alla fine degli anni ‘ 50 nel coro, che era costituito da un vano abbastanza neutro. Una Via Crucis e una vita della Vergine, dipinte dal pittore Tito Amodei, religioso della Cumunità, in sequenze di immagini, hanno voluto sacralizzare l’ambiente e servire alla devozione dei religiosi. Nel 1988 sempre del medesimo autore viene collocata nella chiesa l’urna in bronzo con i resti del servo di Dio Galileo Nicolini C.P. L’aspetto di questo Convento con la compattezza delle sue forme è ormai parte integrante del paesaggio, non solo come segno, ma anche come testimonianza dell’amore per la natura. Anche per questo i Passionisti, negli anni ’60, hanno combattuto una tenace battaglia per difendere l’Argentario dalla minaccia della speculazione edilizia. Con questo spirito hanno diretto, sempre negli anni ’60, la realizzazione bar-ristoro, inserito totalmente nel paesaggio. Per il futuro puntano i loro sforzi ad ottenere un adeguato rispettoper i valori portati dal Convento, minacciati dal turismo di massa che, specialmente d’estate, sciama fin sotto le sue finestre.

La ” Presentazione “

Secondo la leggenda, Maria fu presentata al tempio all’età di tre anni. Molti mistici, attraverso i secoli, hanno avuto una grande devozione verso l’infanzia di Gesù e di Maria. Paolo della Croce è uno di questi. Dall’infanzia di Gesù e di Maria egli traeva una doppia ispirazione. La prima e più profonda è quella della divina natività che si realizza in ogni anima attraverso la fede e la preghiera. ” Lei stia ben chiusa nel suo interno – scrive Paolo a Maria Crocifissa Costantini – con profondissima cognizione del suo niente, che in tal forma si celebrerà nel suo spirito la divina natività del Verbo divino, umanato nel silenzio della notte della fede e del santo amore.” ( Lettere, II, 297 ). L’ altra ispirazione è quella dell’infanzia spirituale, che ognuno di noi deve vivere secondo il Vangelo: “ Per fare questo ed avere l’ingresso nel Cuore Santissimo della nostra gran Regina e Madre bambina, bisogna farsi pure bambina e con la semplicità fanciullesca, con la vera umiltà e annichilamento di cuore “ ( Lettere. I 320 )

Dalla cronaca del Convento la Presentazione

1728 – S. Paolo della Croce arriva all’Argentario e si stabilisce prima nel romitorio dell’ Annunziata e poi in quello di S. Antonio. Qui costituisce il primo nucleo dei suoi compagni.

1733 – Inizia la costruzione della Chiesa e del Convento, ripetutamente interrotta dalla guerra nello Stato dei Presidi ( Orbetello e l’Argentario )

1737 – settembre giorno 14 inaugurazione della Chiesa e del Convento, da parte di Mons. Moretti, Vicario generale di Orbetello.

1744 – S. Paolo ottiene dal Papa l’ approvazione della Regola; il numero dei Religiosi sale a 30.

1761 – Si inaugura ad 800 m. da questo Convento, il primo Noviziato pasionista.

1780 – Viene eretto il campanile.

1810 – Il Convento è spogliato di tutto e venduto, il 10 ottobre viene emanato il decreto di soppressione dei Conventi, il 16 ottobre vengono messi i sigilli al Ritiro della Presentazione, il 17 ottobre messi i sigilli al Ritiro San Giuseppe, alla sera tutti i Religiosi partono per Orbetello accolti dalle famiglie ( in seguito i Ritiri furono dati in affitto ad un privato )

1814 – Nei primi mesi i Religiosi tornano ai Ritiri.

1842 – Maggio giorno 12 si inaugura la diga che unisce l’argentario alla terra ferma.

1869 – Il Convento è ricomprato per 50.000 lire.

1900 – E’ costruito il cimiterino.

1927 – Anche in questo Convento arriva la luce elettrica.

1933 – Erezione della Croce monumentale alta 19 m. in cima al Monte Argentario

1983 – Iniziano i lavori di restauro e risanamento di tutto il complesso della Presentazione.

1990 – Completamento dei lavori di restauro della Presentazione.

2000 – il 12 dicembre, a sorpresa, il Pontefice Giovanni Paolo II fa visita al Convento della Presentazione.

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