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La Reconquista della Spagna sui mori

La Reconquista della Spagna sui mori

Teodomiro avvisò immediatamente il re Alfonso II, che giunse rapidamente da Oviedo per visitare il luogo e constatare il miracoloso ritrovamento. Del ritrovamento furono informati anche il papa Leone III, l’imperatore Carlo Magno e gli altri principi cristiani. Sopra la tomba il re delle Asturie Alfonso II il Casto fece innalzare una prima modesta basilica, segno della venerazione di cui il potere laico voleva circondare il corpo dell’Apostolo. Alfonso III il Grande (866-912) la ricostruì in marmo e trasferì a Compostela il seggio episcopale che prima era a Iria Flavia.

Il re confidava nel cristianesimo come elemento unificatore contro l’Islam, e capì che le reliquie dell’Apostolo avrebbero costituito un poderoso strumento politico e religioso che avrebbe rafforzato la chiesa asturico-galaica nei confronti degli attacchi arabi e dell’espansionismo carolingio Non è difficile cercare una spiegazione di tale fervore. Senza dubbio i re cristiani del nord della Spagna hanno, dopo il IX secolo, usato il patronato dell’apostolo come simbolo dell’unità cristiana nella lotta contro i musulmani, mentre gli ordini religiosi e in particolare Cluny, hanno messo a disposizione del pellegrinaggio la loro influenza e una parte delle loro immense risorse. Santiago simboleggia la reconquista della Spagna sui mori: croce contro mezzaluna, Cristo contro Maometto. Nonostante che il flusso e il riflusso degli infedeli abbia alternativamente sommerso e liberato la Spagna per molti secoli, è soprattutto durante l’XI e il XII secolo che esplode questo movimento politico-religioso. Questa crociata fu posta sotto il segno di un santo e si scelse san Giacomo, anche perché secondo la leggenda aveva evangelizzato la Spagna e nell’844, a Clavijo, località ad una quindicina di chilometri da Logrono, mentre il re asturiano Ramiro I combatteva i saraceni, sarebbe apparso, spada alla mano, cavalcando un cavallo bianco: il figlio del tuono avrebbe letteralmente sconvolto e messo in fuga gli arabi. San Giacomo divenne allora il Matamoros, lo sgominatore dei mori. Da allora sarà testimone delle più importanti battaglie della riconquista. Questo Santo belligerante troverà ampio risalto nell’iconografia jacobea: l’immagine dell’Apostolo cavaliere e guerriero si inserirà nel filone della Chanson de geste del ciclo carolingio e nell’idea politico-religiosa della riconquista fino ai giorni nostri (nel secolo XVI diventerà Mataindios nella conquista del continente latinoamericano e successivamente durante la Guerra Civile spagnola Matarojos). Poco a poco i cristiani recuperarono i loro domìni e convertirono Compostela nel punto focale di rinascita spirituale del regno asturico-leonese. La città col tempo finì col rivaleggiare con Roma e Gerusalemme in quanto a potere di attrazione, diventando il maggior centro di peregrinazione di tutta la cristianità.
Non solo. La città di Compostella risultò nel x secolo insieme a Cordova la città simbolo della “guerra santa” e della Riconquista. Il 10 agosto del 997 l’esercito moro guidato dal generale arabo Al-Manzor saccheggia e distrugge totalmente la capitale della Galizia, radendo al suolo anche la seconda basilica fatta edificare da Alfonso III. Al-Manzor incendiò completamente la città, ma non osò distruggere la tomba dell’Apostolo, forse per rispetto alla meta del pellegrinaggio che anche nella religione araba riveste un ruolo sacro particolarmente importante. Si porta via come trofeo le campane e le porte della Chiesa che, a spalle dei cristiani fatti schiavi, vengono trasferite a Cordova per servire come lampade nella sontuosa moschea califfale. Nel 1236 campane e porte ritorneranno trionfalmente a Compostella quando il re Fernando III di Castiglia riuscirà a conquistare Cordova: più di duemila prigionieri mori catturati nella presa della città le riporteranno scalzi e ricolme d’acqua nella Cattedrale di Santiago.

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