Cammino di carità nel cuore dell’Africa (2007)
Quest’anno, il mio annuale viaggio in Africa, si è svolto in compagnia di due figure “veramente eccezionali”: Santa Teresa del Bambino Gesù e il servo di Dio Charles de Foucauld. No, state tranquilli, il sole non mi ha dato alla testa, né ho avuto “visioni”. La presenza di questi due giganti della fede, che hanno illuminato con la loro vita e la loro santità i grigiori del secolo appena trascorso, secondo la felice intuizione di un grande teologo come il Padre Congar, ha caratterizzato l’esperienza a contatto con i missionari e reso manifesta la vivacità e il desiderio di santità di una chiesa giovane e dinamica come quella burkinabè. Andiamo per ordine.
Da metà gennaio, l’urna con le spoglie mortali di Santa Teresina, Patrona delle Missioni e Dottore della Chiesa, sta facendo il pellegrinaggio delle diocesi del Burkina Faso: accolte solennemente da tutto l’episcopato, sacerdoti, religiosi e religiose, ma soprattutto da una folla innumerevole di credenti, la “piccola Teresa”, rimasta sempre chiusa nel Carmelo di Lisieux, vive in maniera quasi reale quello che era stato da sempre il suo più grande desiderio: la vita per le missioni. “Nel cuore della chiesa, mia madre, io sarò l’amore” : questa frase che esprime il carisma specifico di santa Teresa, della sua vita di preghiera e di offerta d’amore per l’evangelizzazione dei popoli, ha segnato l’annuale pellegrinaggio dei cristiani al Santuario mariano di Yagma, alla periferia di Ouagadougou e la giornata di spiritualità con i malati che la Parrocchia e il Centre Médical di S. Camillo hanno sapientemente fatto vivere ad una folla immensa di ragazzi, giovani, adulti e soprattutto malati di ogni genere che dalle 15,00 del pomeriggio fino alle 23,00 della notte si sono stretti intorno all’urna delle reliquie con danze, canti, invocazioni e momenti di silenzio e venerazione che mi hanno lasciato profondamente commosso. Mai ho visto tanta fede, tanta semplicità di fede e soprattutto tanta intensa preghiera: le circa otto ore (compresa la Santa Messa) sono passate meravigliosamente, nonostante il caldo e il vento sabbioso della savana.
L’altra figura che ha accompagnato il mio viaggio in terra d’Africa è forse meno conosciuta, rispetto a santa Teresina, dal grande “pubblico” dei credenti: Charles de Foucaild, nato nel 1858 da una aristocratica famiglia francese, militare, dalla vita dissoluta e ribelle, esploratore del Marocco e del Sahara, dopo una lunga crisi mistica si converte a Parigi entrando per caso nella chiesa di S.Agostino, decide di farsi trappista, poi domestico delle clarisse di Nazateth, infine prete e monaco, trascorre gli ultimi anni nel nascondimento totale e nella preghiera di adorazione come “fratello universale” nel deserto del Sahara, prima a Beni-Abbés, poi nell’Hoggar algerino, infine fra i tuareg di Tamanrasset. Qui, il 1 dicembre 1916, muore a causa di una banda ribelle ucciso con un colpo di fucile da un ragazzo di 15 anni. Muore solo, senza nemmeno un compagno, vittima della violenza nonostante tutta la sua vita fosse stata dedita all’accoglienza e alla testimonianza silenziosa dell’amore, al prossimo e a Gesù-Eucaristia. Passeranno più di vent’anni prima che la sua eredità spirituale e il suo carisma trovasse seguito nei Piccoli Fratelli e nelle Piccole Sorelle di Gesù e poi in altre forme di vita apostolica. In questo anno Charles de Foucauld sarà Beatificato a Roma.
Nella terra d’Africa, nel Burkina Faso, paese al limite del grande deserto del Sahara, tanto amato da Ch. De Foucauld, per volere del vescovo Mons. Philippe Ouedraogo il 2 febbraio c’è stata la prima professione di un monaco (accompagnato da 5 novizi) che si ispira alla spiritualità di Charles de Foucauld e di fatto prende vita un monastero di clausura, con annesso un piccolo eremo. La comunità parrocchiale di Porto S.Stefano conosce molto bene Mons. Philippe e circa tre anni fa, tramite il sottoscritto, aderì all’appello per aiutare e sostenere la costruzione di questo monastero (insieme alla Cattedrale, al seminario e ad un piccolo dispensario medico). Segno della risposta che in questi anni ha accompagnato la realizzazione di queste opere, durante la celebrazione della consacrazione monastica, è stata la consegna di una campana che segnerà il ritmo della preghiera e dell’adorazione in pieno deserto. E’ stata una cerimonia semplice, povera, ma di grande intensità spirituale: l’Africa non ha solo bisogno di medicine, ospedali, scuole o pozzi, l’Africa, ma anche il resto del mondo, soprattutto, ha bisogno di Cristo, ha bisogno del vangelo, ha bisogno di semplicità, di autentica spiritualità e preghiera.
Ecco il viaggio di quest’anno, in terra missionaria, a diretto contatto con i missionari, è stato segnato dalla presenza di queste due figure di grande spiritualità e santità. Ovvio che non sono mancate le visite alle scuole con i vari progetti di adozione scolastica, la visita alle strutture ospedaliere dei Padri Camilliani (Centro Medico, Ospedale di Nanoro, Centro di accoglienza per i malati terminali di AIDS, il lebbrosario e altri dispensari e centri sanitari), la distribuzione, fra le varie strutture missionarie, del materiale inviato durante l’anno attraverso due container.
Un grazie sincero a tutti, privati e istituzioni pubbliche, che sia in occasione del viaggio, sia durante l’anno hanno dimostrato tanta sensibilità e generosità permettendo la possibilità di promuovere diversi progetti di cooperazione e solidarietà a favore di una delle popolazioni più povere del pianeta.



