La chiesa arcipretale di Santo Stefano Protomartire si trova nel centro storico di Porto Santo Stefano, sul versante Nord-orientale del Monte Argentario ed è per questo considerata la chiesa madre dell’intera comunità. L’origine della comunità di Porto S. Stefano è strettamente legata al lento e progressivo formarsi del paese intorno al 1720, quando i Reali Presidi di Spagna, cui apparteneva l’Argentario, erano governati dai Vicerè austriaci. Nel 1728 le 41 famiglie costituenti il nucleo abitativo di allora, circa 200 persone, chiesero ed ottennero di costituirsi in comunità parrocchiale, che fu eretta due anni dopo nel 1730: si impegnarono a contribuire al mantenimento del parroco e a costruire, a loro spese, una nuova chiesa in sostituzione della piccola e fatiscente cappella, costruita nel 1607 dal governatore spagnolo dei Presidi Egidio Nuñez Orejon, posta in riva al mare – tra l’attuale Piazza dei Rioni e il parcheggio Jacovacci – e usata dai militari della guarnigione della Fortezza. La costruzione della nuova chiesa in un altro luogo rispetto alla cappella avvenne solo dopo un lungo processo e grazie all’intervento della popolazione che demograficamente andava crescendo sempre di più. Il 24 marzo 1740 venne posta la prima pietra che mantenne l’intitolazione al protomartire Stefano. Nel 1741 iniziarono i lavori che terminarono con la solenne apertura al culto il 30 novembre 1750; nel 1763 la Chiesa parrocchiale fu elevata alla dignità di Arcipretura. La chiesa era in stile barocco e presentava una breve navata coperta da volte a crociera, terminante con un abside semicircolare. Tale edificio venne sottoposto più volte a restauri e ampliamenti (1838, 1858-1859, 1900). Da uno dei pochi bollettini parrocchiali rimasti emerge che nel 1922 venne realizzato un altare votivo in marmo, in memoria dei concittadini caduti durante la Grande Guerra del 1915-1918; negli anni successivi, furono compiuti altri interventi soprattutto riguardanti la statica della cupola e le cappelle laterali. Il 2 agosto 1933 venne di nuovo consacrata dal vescovo di Grosseto mons. Paolo Galeazzi. Purtroppo gli eventi bellici della Seconda guerra mondiale non risparmiarono il paese di Porto S. Stefano dove c’era un’importante base militare per il rifornimento dei carburanti nel Deposito dell’Aeronautica al Campone vicino al porto del Valle e soprattutto al Siluripedio dove fu realizzato un impianto per la messa a punto delle testate e dei siluri: le incursioni aeree degli Alleati furono oltre 95 e distrussero il 96% delle abitazioni costringendo la popolazione ad un esodo di massa nei paesi limitrofi della Maremma nella primavera del ’44.
Negli anni successivi la ricostruzione, furono realizzate diverse opere a completamento della chiesa soprattutto grazie allo zelo di mons. Azelio Bastianini: nel 1955 la statua in terracotta di S. Stefano Protomartire opera dello scultore Emilio Greco; la Ditta Castaman di Venezia realizzò vari mosaici: nel 1957-1958 le due cappelle laterali del S. Cuore e della Madonna Immacolata, nel 1965 le stazioni della Via Crucis e l’abside. Nel 1962 viene acquistato un organo di 900 canne dalla Ditta Mascioni opus 831 e collocato nella conca dell’abside. Lo strumento, a due tastiere ognuna di 61 tasti e pedaliera di 32 note, è caratterizzato dal canneto, formato dalle varie canne del registro Principale 8′ del Grand’Organo; la consolle è unita alla cassa, limitata al basamento del canneto, per mezzo di una pedana. Nel 1972 viene rifatta completamente la pavimentazione e nel 1980 fu consacrato il nuovo altare e ridisegnata l’aula presbiterale grazie all’impegno di mons. Angelo Comastri, il quale nel 1990 verrà eletto vescovo di Massa Marittima e successivamente Vescovo-Prelato del Santuario Pontificio di Loreto ed infine nel 2008 Arciprete e Cardinale della Basilica Vaticana di San Pietro. Nel 1981 la chiesa è stata dotata di 15 vetrate istoriate, realizzate dalla Ditta Diana di Siena: sono rappresentati i Patroni dei mestieri e dei gruppi ecclesiali che operano in Porto S. Stefano e i Santi che hanno un legame con l’Argentario e la Toscana. Per il primo ciclo le immagini di S. Stefano, Sant’Andrea, S. Giuseppe, S. Anna. S. Barbara. S. Vincenzo de’ Paoli, S. Francesco d’Assisi. Per il secondo le immagini della Beata Caterina Sordini, S. Paolo della Croce, S. Bernardino e S. Caterina da Siena. Elementi caratteristici sono i grandi lampadari pendenti dal soffitto e disposti in prossimità dei muri perimetrali. Nell’ alto campanile coperto a cupoletta, unico elemento architettonico superstite della chiesa precedente, sono installate tre grosse campane, fuse tra la metà del secolo XVIII e quella del secolo XIX. Il fonte battesimale e le due acquasantiere sono state ricavate dal granito dell’Isola del Giglio. Alla fine degli anni ’90 con il parroco don Mario Amati si è proceduto ad una serie d’interventi di restauro sia degli interni che degli esterni, con l’adeguamento dell’ impianto d’illuminazione, lo spostamento del fonte battesimale sopra il presbiterio e la creazione di un moderno e più funzionale confessionale nella cappella di sinistra, infine è stata modificata la scalinata di accesso con l’abbattimento delle barriere architettoniche. Alcuni di questi lavori e interventi sono proseguiti all’inizio dell’anno 2000 dall’attuale parroco don Sandro Lusini col rifacimento della facciata centrale e di quelle laterali della chiesa, della casa canonica e dell’ufficio parrocchiale, una nuova tinteggiatura interna ed esterna e il potenziamento dell’impianto microfonico. Nel 2004 è stata apposta, sopra la rinnovata bussola d’ingresso, una vetrata raffigurante San Giacomo apostolo nella veste di pellegrino e la Vergine con il Bambino. Successivamente è stata ridisegnata l’area presbiterale, creato un coro ligneo dietro la sede del celebrante a ridosso dell’organo a canne, realizzato un nuovo e imponente ambone in marmo dalla Ditta Faleri su progetto dell’Architetto Lucia Bracci. E’ stato inoltre spostato il tabernacolo, unico elemento rimasto della vecchia chiesa con lo sportello raffigurante il simbolo eucaristico del pellicano, nel pilastro di destra e collocato, in alto al centro dell’abside, un crocifisso ligneo in stile gotico. Anche il Fonte battesimale è stato spostato sotto i gradini del presbiterio. La statua del patrono opera di Emilio Greco ha trovato la sua definitiva sistemazione in un’apposita cappella a destra rispetto all’entrata della chiesa, valorizzata da un’adeguata e calda illuminazione. Questi interventi di adeguamento liturgico sono stati benedetti dal vescovo mons. Mario Meini al termine della sua seconda visita pastorale l’8 dicembre 2006. Nella seconda decina degli anni duemila altri intereventi come la realizzazione, durante i lavori di adeguamento strutturale e tecnico del ex-cinema parrocchiale in una moderna e multimediale sala della Comunità, un nuovo impianto di riscaldamento, la sistemazione delle vecchie panche e la costruzione di nuove che sono andate a sostituire le sedie in plastica e ferro ed infine il restauro della statua della Madonna Immacolata, del Cristo Risorto e dell’Assunta eseguite dalla Ditta Ferdinad Stuffleser di Ortisei come anche la realizzazione di una nuova statua in legno di cirmolo della Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione, nata a Porto S. Stefano il 16 aprile 1770, fondatrice dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, beatificata a Roma il 3 maggio 2008. Recentemente sono state realizzate dalle Carmelitane del Monastero Janua Coeli del Cerreto e collocate nella parete di destra sul presbiterio accanto al tabernacolo tre icone raffiguranti san Charles de Foucauld e i due giovani canonizzati nell’Anno Giubilare della speranza da papa Leone XIV e cioè san Pier Giorgio Frassati e san Carlo Acutis.



